La pizza di Cracco sempre più costosa ma con un tocco d’autore

La famigerata pizza dello chef vicentino Carlo Cracco, che a marzo aveva scatenato molte polemiche per il suo aspetto e per il prezzo, 16 euro, ora, a distanza di qualche mese, secondo le testimonianze degli avventori, è migliorata nell’aspetto, ma in compenso il prezzo è salito a 20 euro.
Nel suo ristorante di Galleria Vittorio Emanuele a Milano lo chef propone anche una birra artigianale a 10 euro e un calice di vino Verdicchio a 14 euro.
Su questo era nata una bagarre polemica sul fatto che si sottolineava che la pizza a firma del celebre chef vicentino dovesse costare meno. Ovviamente ognuno è ibero di scegliere la pizza e i prezzi.


Ma entriamo un pò nel dettaglio,

E’ un piatto semplice, si tratta di una vera pizza: non quella napoletana, ma non esiste solo la pizza napoletana in Italia. È un impasto ben lievitato, croccante e panoso, un’eccellente salsa di pomodoro, ottima mozzarella di bufala a fette.

Il tocco d’autore, per iniziare, sul cornicione e nell’impasto ci sono semi di girasole ma la base è fatta di, non riesco bene a capire, pollo, o cavolfiore, o semi oleosi – ma nel boccone funzionano, danno una croccantezza e pastosità nient’affatto sgradevoli; proseguendo quindi, è servita tiepida e non calda; e per finire, le foglioline di basilico sono fritte.

di Michele Pigozzo

Un filetto di lusso da gustare al naturale o con salsine particolari

Avete mai sentito parlare di razza limousine? No non si tratta di un auto da ricchi ma di una razza bovina, un Bovino robusto e dal carattere energico, nasconde sotto il manto rosso fromentino vivo una carne tenera e dall’aroma invitante, perfetta per essere grigliata.

Per gli amanti della brace, il lusso di una Limousine è a tavola. Una qualità raggiunta con 150 anni di selezione che l’hanno resa una delle migliori razze per la produzione di carne. Dal Limousin, regione ad ovest del Massiccio centrale in Francia, ha ben presto varcato i confini conquistando allevatori di tutto il mondo, compresa la nostra nazione: e attraversando il mare la “Limousine” è arrivata fino in Sardegna.

 

Ci hanno informato che al ristorante “al postiglione” a Rovigo servono proprio questa carne, cosi io e Maurizio abbiamo deciso di andarli a trovare.

Sicuramente la scelta delle varie preparazioni del filetto è ampia in questo ristorante, si può mangiare in padella o alla griglia, con fragole e vino rosso, con pere e vino rosso, con melone e vino rosso e molte altre preparazioni in conformità alla stagiona.

Maurizio decide di rimanere sul classico, io azzardo e provo il filetto al melone e vino rosso, sicuramente una scelta azzardata ma provocante.

 

Il filetto servito ha un taglio abbondante, supera sicuramente i 400 g la carne è deliziosa e tenera, Maurizio è pienamente soddisfatto della scelta, io un po’ meno.

Il dolce del melone e la copertura del filetto, anche se preparati bene, non permettono di assaporare a pieno la bontà della carne, un filetto strepitoso, la carne di un gusto fantastico, peccato che la salsa era troppa. Sicuramente una questione di gusti ma, un filetto cosi fantastico va assaporato per la sua bontà. Un consiglio che mi permetto di dare allo chef è quello di ricoprire di salsa solo una parte del filetto creando un gioco estetico molto piacevole e permettendo al cliente di assaporare sia il gusto del filetto con salsa che il filetto da solo, valorizzando così le doti di questo filetto Limousine.

Il ristorante “al postiglione” ci ha stupito anche per i dolci, presentandoci un loro modo di servire i dessert, molto accattivante.

Il nostro dolce, un buona torta della nonna ci è stato servisto assieme ad un barattolo gigante di crema di nocciola e il cameriere ha intinto il cucchiaio da dolce nella crema di nocciola, lo ha arrotolato ed appoggiato sul nostro piatto, una sensazione stupenda, affascinante e gustosa, sopratutto per chi ama la “cioccolata”.

Secondo me da provare sia per la bontà del filetto sia per il fascino del dolce.

Le regole comunitarie a garanzia della “Pizza Napoletana”

La Comunità Europea ha pubblicato un regolamento che garantisca la “Pizza napoletana” con il marchio STG (Specialità Tradizionale Garantita).

“Ma come, un povero pizzaiolo può fare la pizza solo con la ricetta stabilita dalla UE?”: ecco una frase che sentivamo spesso in giro quando la TV ha parlato della pizza STG. Non è assolutamente così, e aggiungiamo un bel “purtroppo”. Semplicemente chi non rispetta le regole del disciplinare non può aggiungere alla sua pizza napoletana il marchio europeo “Specialità Tradizionale Garantita”.”E allora hanno fatto tanto can can per nulla…” commenta giustamente l’uomo della strada.

E potrebbe avere ragione. Il marchio STG servirà a qualcosa solo a fronte di una possente campagna informativa, con tanto di spot televisivi, che lo promuova. Sara fatta? Da chi? Vedremo, confidiamo che almeno all’estero venga fatta. Il disciplinare correlato alla STG Pizza napoletana non è, tuttavia, quello che ci aspettavamo in base a testi precedenti ben più rigorosi. E’ infatti troppo “pignolo” sulle modalità di esecuzione della ricetta, tanto pignolo che c’è chi ne contesta in climi diversi da quello napoletano. Invece non soddisfa completamente le richieste iniziali: non impone il pomodoro “made in Italy” né tanto meno  il Sanmarzano; non impone, in alternativa alla Mozzarella di bufala campana DOP, il Fiordilatte dell’Appenino Meridionale, una proposta di DOP di cui non si sente più parlare, ma la Mozzarella STG, ovvero un prodotto analogo come ricetta produttiva ms che può essere fatto in. tutta Europa. Ci sono comunque alcune regole, a cominciare dall’obbligo di usare l’extravergine e, comunque, una mozzarella e non strane cagliate, che ci fanno sperare che il marchio STG abbia successo.

Ecco un estratto del disciplinare.

“… (omissis)… Descrizione del metodo di ottenimento

Le materie prime di base caratterizzanti la “Pizza Napoletana” sono: farina di grano tenero, lievito di birra, acqua naturale potabile, pomodori pelati e/o pomodorini freschi, sale marino o sale da cucina, olio d’oliva extra vergine. Altri ingredienti che possono essere utilizzati nella preparazione della “Pizza Napoletana” sono: aglio e origano; Mozzarella di Bufala Campana DOP, basilico fresco e Mozzarella STG.

(omissis)

La preparazione della “Pizza Napoletana” comprende esclusivamente le fasi di lavorazione seguenti, da realizzarsi in ciclo continuo nello stesso esercizio:

Preparazione dell’impasto

Si mescolano farina, acqua, sale e lievito. Si versa un litro di acqua nell’impastatrice, si scioglie una quantità di sale marino compresa tra i 50 e i 55 g, si aggiunge il 10 % della farina rispetto alla quantità complessiva prevista, successivamente si stemperano 3 g di lievito di birra, si avvia l’impastatrice e si aggiungono gradualmente 1800 g di farina W 220-380 (il W indica la forza della farina, ovvero la ricchezza di glutine e la conseguente resistenza alla lievitazione; in tal caso si tratta di una farina decisamente forte, n.d.r.) fino al raggiungimento della consistenza desiderata, definita punto di pasta. Tale operazione deve durare 10 minuti.

L’impasto deve essere lavorato nell’impastatrice preferibilmente a forcella per 20 minuti a bassa velocità fino a che non si ottiene un’unica massa compatta. Per ottenere un’ottimale consistenza dell’impasto, è molto importante la quantità d’acqua che una farina é in grado di assorbire. L’impasto deve presentarsi al tatto non appiccicoso, morbido ed elastico.

(omissis)

Lievitazione

Prima fase: l’impasto, una volta estratto dall’impastatrice, viene posto su un tavolo da lavoro della pizzeria dove si lascia riposare per 2 ore, coperto da un panno umido, in modo che la superficie non possa indurirsi, formando una sorta di crosta causata dall’evaporazione dell’umidità rilasciata dall’impasto stesso. Trascorse le 2 ore di lievitazione si passa alla formatura del panetto, che deve essere eseguita dal pizzaiolo esclusivamente a mano. Con l’ausilio di una spatola si taglia dall’impasto deposto sul bancone una porzione di pasta lievitata e successivamente le si dà una forma di panetto. Per la “Pizza Napoletana”, i panetti devono avere un peso compreso tra i 180 e i 250 g. Seconda fase della lievitazione: una volta formati i panetti (staglio), avviene una seconda lievitazione in cassette per alimenti, della durata da 4 ore a 6 ore. Tale impasto, conservato a temperatura ambiente, è pronto per essere utilizzato entro le sei ore successive.

Formatura

Passate le ore di lievitazione il panetto viene estratto con l’aiuto di una spatola dalla cassetta e posto sul bancone della pizzeria su un leggero strato di farina per evitare che la pagnotta aderisca al banco di lavoro. Con un movimento dal centro verso l’esterno e con la pressione delle dita dì entrambe le mani sul panetto, che viene rivoltato varie volte, il pizzaiolo forma un disco di pasta in modo che al centro lo spessore non sia superiore a 0,4 cm con una tolleranza consentita pari a ± 10 % e al bordo non superi 1-2 cm, formando cosi il “cornicione”.

Per la preparazione della “Pizza Napoletana” STG non sono consentiti altri tipi di lavorazione, in particolar modo l’utilizzo di matterello e/o di macchina a disco tipo pressa meccanica.

Farcitura

La “Pizza Napoletana” viene condita con le modalita sotto descritte:

— con un cucchiaio si depongono al centro del disco di pasta da 70 g a 100 g di pomodori pelati frantumati;

— con movimento a spirale il pomodoro viene sparso su tutta la Superficie centrale;

— con un movimento a spirale si aggiunge del sale sulla superficie del pomodoro;

— allo stesso modo si sparge un pizzico di origano;

— si taglia uno spicchio di aglio, precedentemente privato della pellicola esterna, a fettine e lo si depone sul pomodoro;

— con un’oliera a becco e con movimento a spirale si distribuiscono sulla superficie, partendo dal centro, 4-5 g di olio extra vergine di oliva, con una tolleranza consentita pari a + 20 %;

oppure: …seguono le varianti con la mozzarella che omettiamo…

Cottura

Il pizzaiolo trasferisce su una pala di legno (o di alluminio), aiutandosi con un poco di farina e con movimento rotatorio, la pizza farcita, che viene fatta scivolare sulla platea del forno con un movimento rapido del polso tale da impedire la fuoriuscita della farcitura. La cottura della “Pizza Napoletana” STG avviene esclusivamente in forni a legna, dove si raggiunge una temperatura di cottura di 485 °C, essenziale per ottenere la “Pizza Napoletana” STG.

Il pizzaiolo deve controllare la cottura della pizza sollevandone un lembo, con l’aiuto di una pala metallica, e ruotando la pizza verso il fuoco, utilizzando sempre la stessa zona di platea iniziale per evitare che la pizza possa bruciarsi a causa di due differenti temperature. È importante che la pizza venga cotta in maniera uniforme su tutta la sua circonferenza.

Sempre con la pala metallica, al termine della cottura, il pizzaiolo preleverà la pizza dal forno e la deporrà sul piatto da portata. I tempi di cottura non devono superare i 60-90 secondi.

Dopo la cottura la pizza si presenterà con le seguenti caratteristiche: il pomodoro, persa la sola acqua in eccesso, resterà denso e consistente; la Mozzarella di Bufala Campana DOP o la Mozzarella STG si presenterà fusa sulla superficie della pizza; il basilico così come l’aglio e l’origano svilupperanno un intenso aroma, apparendo alla vista non bruciati.

— Temperatura di cottura platea: 485 °C circa

— Temperatura della volta: 430 °C circa

— Tempo di cottura: 60-90 secondi

— Temperatura raggiunta dalla pasta: 60-65 °C

— Temperatura raggiunta dal pomodoro: 75-80 °C

— Temperatura raggiunta dall’olio: 75-85 °C

— Temperatura raggiunta dalla mozzarella: 65-70 °C

(omissis)

Una picanha servita in un modo molto accattivante

Il piatto spiedo

Una buona picanha è fatta di carne, fuoco, sale, un po’ di pepe, esperienza e tanta pratica.

Per chi ama la carne alla griglia la picanha è una di quelle preparazioni sul fuoco che ti lascia il segno per sempre, da noi non è ancora un classico della grigliata, ma lo sta diventando.

Preparata per lo spiedo

Gli estimatori del Churrasco brasiliano (grigliata mista composta da pollo, manzo, maiale e pecora) ritengono che la picanha sia un taglio di prestigio assoluto.

Per fare una buona picanha non esiste una vera e propria ricetta ma bisogna attenersi ad una serie di procedure e tecniche codificate. Il parametro comunque di importanza assoluta è il grasso.

La picanha è una sezione del manzo, triangolare, ricoperto da una spessa coltre di grasso duro. Prelevato dalla coscia del manzo (quarto posteriore), è conosciuto con molti nomi: al macellaio potete chiedere il codoneo la copertina dello scamone. In ambito professionale si trova molto facilmente, costa poco ed è poco richiesto.

codone o la copertina dello scamone

Lo strumento di cottura quasi indispensabile è la spada, o uno spiedo molto grande, e proprio qui il nuovo ristorante Open Space di Noventa Vicentina ci stupisce, presentando la picanha su un particolare piatto creato per raccogliere il sugo della carne e realizzato con un porta spiego che ti permette di ammirare la tua picanha e di gustartela con calma pezzo per pezzo.

La carne si presenta così

Ottimo il mio giudizio sia sul taglio di carne che sulla preparazione, vi consiglio di andarla a provare.

 

A tavola con LE ERBE SPONTANEE

Incontrare Mariano Braggion, del consiglio condotta Slow Food Area Barica, è come fare una chiacchierata senza contare il tempo e accorgersi poi di avere un tale appetito che semplicemente vorresti mangiare solo piatti a base di erette pur non essendo vegetariani, tanta è la passione che ha Mariano nell’illustrare il mondo infinito delle erbe spontanee. Ci manterremmo nel gastronomico pur sapendo che le erbe vengono usate per infusi, poi a livello di medicina ma anche in altri ambiti, ci sono quelle velenose, quelle tossiche e anche quelle usate dalle streghe per le pozioni.

Mariano Braggion presenta una composizione di crostoni con ragù di maiale e tarassaco e una insalata con verdure dell’orto: rucola, melissa, finochietto selvatico, aglio ordino

L’interesse per le erbe spontanee è legato all’infanzia contadina di Mariano Braggion, all’andar per i campi con i genitori a raccogliere le erbe che poi servivano per l’alimentazione. Come tutti i bambini un pò curiosi chiedeva sempre a cosa servivano. Col tempo ha maturato questa passione documentandosi sempre di più. «Quello delle erbe è un settore molto vasto – spiega – oltre all’uso in cucina c’è anche l’uso per la cura, la salute, la anche l’etnobotanica con agganci legati alla magia, ai riti, alle tradizioni storiche. In cucina le erbe ricoprono un ruolo importante che si era un pò perso ma che si sta riscoprendo. L’alimentazione con le erbe una volta era caratterizzata sopratutto da zuppe, spesso miste, con ortiche, tarassaco, sonco, “artesuoi”.

 

Ortica
soncus oleraceus sono
Tarassaco o Pissacàn

 

 

 

 

 

Si trovano ancora, ma con la vertenza di controllare i terreni marginali che non siano inquinato o vicino a campi diserbati. Rispetto ad una decina di anni fa c’è stata una certa purificazione dei terreni, vedo più rispetto e meno inquinamento. Probabilmente il fatto della riscoperta in cucina delle erbe stimola la gente a tener più in considerazione e a salvaguardia del territorio.»

Le erbe seguono la stagionalità, partendo con l’inverno cosa si trova nelle nostre zone?

«sui colli troviamo, ma non è semplice, i raperonzoli, che sono

Salame ai ferri con rampussoli

molto richiesti e che stanno avendo successo grazie alla sperimentazione nella coltivazione. Purtroppo non danno una resa certa. Ma in cucina sono favolosi, la tradizione li vuole conditi con lardo fuso e accompagnati al salame ai ferri. Un risotto con il rampussolo è un piatto invece innovativo.  Troviamo anche le rosette del papavero o rosole ” begnigole” che invece

Risotto con le rosole

vanno per la maggiore nel risotto; ma anche in zuppe o minestre o usate come ripieno di sfoglie di pasta. E’ comunque un erba molto versatile, delicata. In inverno si può ancora trovare qualche germoglio di tarassaco, ha un ciclo lungo. Le foglie sono più coriacee e conviene usarlo misto, per le minestre.»

In primavera c’è poi l’esplosione della natura e cosa si trova?

«Fino ad aprile ci sono ancora le rosole, poi il sonco, pianta molto delicata, poi la lattuga selvatica da cui dovrebbe derivare la lattuga che comunemente conosciamo.

Pane con burro all’aglio orsino

In pianura e sui colli troviamo l’aglio orsino, che è una recente riscoperta, legata agli ambienti come la Val Liona, cresce in zone umide, ombrose, lungo le rive. A differenza dell’aglio coltivato, di questo viene utilizzata tutta la pianta, sia il balbetto che è molto piccolo, sia le foglie che i fiori. il gusto è a metri fra l’aglio e l’erba cipollina, delicato e molto elegante. Si utilizza in qualsiasi maniera, da fare

Tanoni

anche delle salsine  da usare con i crostini o con del burro e si fa la mantecatura. I fiori possono essere usati per decorare una zuppa o i boccioli appena raccolti e sbollentati per fare un vasetto in agrodolce, una vera prelibatezza. Oltre a questo sui colli si trovano altre varietà di aglio, spesso confuso con l’erba cipollina. E’ bene spiegare che l’erba cipollina si trova coltivata e in natura cresce nelle zone umide montane dai mille ai duemila seicento metri, ha lo stelo cavo e non pieno come l’aglio orsino, Quindi se raccogliamo qua dell’erba con il gambo pieno, sicuramente è aglio e non è erba

Zuppa con le erbette

cipollina. In primavera poi troviamo i bruschi, bruscandoli, carretti, tanoni, visoni. I tanoni sono chiamati anche “bavosi” e da adulti risultano tossici. La radice è tuberosa e una volta veniva usata per le proprietà rubefaenti, favoriva la circolazione e quindi si pensava che frizionando il cuoio capelluto facesse ricrescere i capelli. Le bacche, se ingerite in quantità, possono provocare seri problemi, anche letali. Altre piante giovani che si possono raccogliere: la clematis vitalba, i “visoni” si utilizza il germoglietto, piccolo, preferibilmente lessato. Il gusto è piacevole meglio non abusarne perché si rischiano problemi renali.

Frittata alle ortiche

Le piante selvatiche non sono come quelle coltivate – continua Braggion -, che sono “addomesticate” nel gusto, ad esempio la cicoria selvatica è molto diversa dal radicchio. Ha una nota amaricante 8/10 volte superiore, è un erba decisa, per i palati forti. Un tempo si usava l’acqua di cottura di questa pianta per depurare il corpo dopo i periodi di cucina a base di maiale. Bruscandoli, ortiche si usano spesso per le frittate. Quando si fa la polenta poi è interessante provare a inserire delle manciate di queste erette tagliate fine, il gusto cambia, se ci si mette del

Crespelle con salsiccia ed erbette

formaggio, diventa un piatto unico e completo. Una pianta ricoperta e che merita è il farinello, che aveva perso importanza con la coltivazione dello spinacio classico. In montagna c’è invece lo spinacio di monte il “buonenrico” che è della stessa famiglia della quinoa che viene dall’America. Il farinello risulta più salato quindi da crudo nell’insalata è bene aggiungerne poco. Si usa anche per i ripieni di tortelli, fagotti e crespelle, da solo o mescolato ad altre erbette. Buono anche nelle frittate e appena saltato con scalogna va benissimo per condire una pasta. Sempre in primavera troviamo la rucola selvatica che può essere anche coltivata e l’amaranto, considerato un pseudocereale».

“Buon enrico” o spinacio selvatico
“Clematis vitalba”

 

 

 

 

 

 

Le piante della primavera poi le troviamo anche in estate normalmente… 

«Una pianta caduta un pò nel dimenticatoio ma dal gusto piacevole che ricorda la valeriana è la “portulaca” o erba “mas-ciara”, chiamata impropriamente pianta grassa per l’aspetto un pò succulento. Foglia tonda-ovale, piccola, con il gambo carnoso. Si trova anche nei mercati. Per diversi mesi troviamo anche la paritaria, erba infestante che è anche responsabile di una buona parte di allergie da polline. Si usa lessata, è ricca di potassio ed è della stessa famiglia dell’ortica. La melissa è nota per gli infusi ma qualche foglia la si può inserire nell’insalata, è piacevole ma essendo ricca di oli essenziali va a coprire un pò gli altri gusti, quindi ne basta poca».

In autunno invece cosa si può ancora trovare andando in cerca di erbe spontanee?

«Le erbe cominciano a scarseggiare, ma si raccoglie ancora il tarassaco,

Borsa del pastore

magari da fare lessato con la cicoria. Poi “la borsa del pastore” o “scarsèle” un erba non eccezionale come gusto ma che si trova un pò tutto l’anno. C’è poi la muraiola, che cresce nelle fenditure dei muri o “veriola” perché serviva per pulire i vetri, che non è altro che un modo diverso di identificare la paritaria».

E’ bene che le erbette non siano viste come una moda perché se poi passa la moda queste piante ritornano nel dimenticatoio o spariscono. Le erbe sanno dare molto gusto ai piatti, aiutano in cucina. Valorizzano le erbette singolarmente o insieme si può creare un pranzo completo, basta avere una buona fantasia e c’è da sbizzarirsi, con una varietà di erbe e gusti che non ha limite.

Fonte il Basso Vicentino
© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

 

 

 

 

Il peperoncino: una piccante tradizione

È il peperoncino, spezia popolare e democratica dalla storia millenaria, il protagonista del festival che si tiene a Diamante dal 5 al 9 settembre 2018

Questo frutto piccante sarà accolto con tutti gli onori da una città ornata a festa di drappi tricolori . In Italia non c’è più una diffusione del peperoncino a “macchia di leopardo” e non ci sono più soltanto le regioni meridionali che consumano e apprezzano la “spezia infuocata”.  Negli ultimi anni infatti il peperoncino è diventato un grande insaporitore ma soprattutto un grande amico della salute. Sarà quindi protagonista per cinque giornate a Diamante.

Tutto ciò da sapere sul Fico

Il fico per gli antichi Romani era una delle tre piante della vita, insieme alla vite e all’ulivo. Questo frutto è disponibile a tutti dato che cresce in tutte le zone d’Italia ed è anche scarsamente coltivato a scopo commerciale

Le varietà di fico conosciute sono più di 700 tra uniferi e biferi. Per non sbagliare durante l’acquisto di questo magnifico frutto bisognerebbe, andando contro la legge del mercato “guardare ma non toccare”, toccarlo per verificare che siano molli, ovvero ben maturi. Non potendo allora basta osservare la buccia se è integra: in questo caso il fico non è del tutto maturo.  Poi si osserva la punta: se è presente il peduncolo allora  non è del tutto maturo, perchè quello maturo si stacca dalla pianta senza di esso. In ogni caso la presenza di latte bianco all’apice è segno di fico acerbo.

Infine, come avviene con tutti i tipi di frutta, il fico deve provenire da aziende bio o da produttori che garantisce il non utilizzo di trattamenti: in questo caso abbiamo trovato il meglio.

 

 

Un’ estate da sogno e festa a Brisighella e nelle sue frazioni

Per tutta l’estate il borgo medievale di Brisighella sarà animato da musica, teatro, cinema, appuntamenti enogastronomici, mercatini d’arte e vintage mentre nelle frazioni ci si potrà divertire con Foganano A tutta Festa, Birravezzanen e la Sagra della Collina e del Cinghiale a San Martino in Gattara

                                                                          Brisighella d’estate si propone come il luogo per trascorrere una piacevolissima promenade serale… partito il venerdì 06 luglio per tutto luglio e agosto Brisighella propone un sogno lungo tutta l’estate con appuntamenti a cadenza settimanale:  

 I Mercoledì con la Magia del Borgo                                                                     

Il mercoledì sera, dall’11 di Luglio alle ore 21.15, il fascino del Chiostro dell’Antico Convento dell’Osservanza, si confermerà la sede ideale per gli appuntamenti di musica classica, proposti dall’Associazione “Chitarra e altro….”. Si parte con il Duo De Obra. Il 18 luglio Villanelle e Villancicos, il 25 luglio Recital, il 1 agosto Solo Duo e si chiude l’8 agosto con Giulio Tampalini e Beatrice Martelli.

Cene e Musica nel Borgo                                                                                     

I sabati e le domeniche “Cene e musica nel Borgo”: per tutta l’estate dalle ore 19.30 il centro storico sarà chiuso al traffico per cenare e degustare in alcuni degli angoli più suggestivi del centro storico di Brisighella.                                   

 Cinema sotto i tre Colli                                                                                       

Il prato del Convento dell’Osservanza ospiterà, a partire da Venerdì 6 Luglio, una lunga serie di proiezioni cinematografiche che sapranno appagare i gusti di tutti gli appassionati, dai più grandi ai più piccoli.

Venerdì 20 luglio e Sabato 04 agosto escursioni tra gli olivi secolari di Brisighella e degustazione di Olio D.O.P. e prodotti tipici                             

Un viaggio in compagnia di una guida alla scoperta della storia di Brisighella e del suo olio. Il sentiero parte dal Frantoio C.A.B. (Cooperativa Agricola Brisighellese) e unisce il Borgo Medievale, la sua Rocca Manfrediana, la Torre dell’orologio, il Giardino di Ebe e la Via degli Asini con le Pievi di S. Maria in Rontana e San Giovanni in Ottavo (Pieve del Tho); prosegue fino al Museo Geologico all’aperto.

Brisighella Vintage                                                                                       

Sabato 21 Luglio appuntamento con “Brisighella Vintage”, la Notte Fucsia del Sogno d’estate brisighellese: una serata glam dove vintage non è la nostalgia del passato ma un divertente modo per assemblare stili diversi. Per tutto il centro storico, dalle 19.30, cene open air, degustazione di vini, e mercatino del vintage, aspettando la musica anni ’70 dei Joe di Brutto che si esibiranno nella centrale piazza Carducci per far ballare tutto il paese.

                                                                       

Calici sotto i 3 Colli: le stelle nel Borgo                                                             

Sabato 4 agosto torna l’appuntamento con Calici sotto i 3 Colli”, la notte blu. Il borgo di Brisighella diventerà una cantina a cielo aperto dove le migliori produzioni vitivinicole delle colline locali s’incontreranno con l’emozionante musica del festival Strade Blu. Dalle ore 19.30 lungo via Porta Fiorentina e via Naldi ci saranno i produttori locali di vino e punti di assaggio finger food con alcune tipicità romagnole in formato “da passeggio”.

… nelle frazioni

Sabato e domenica 7/8 e 14/15 luglio – “FOGNANO A TUTTA FESTA”       

Ogni anno nella vivace frazione brisighellese si svolge la ormai consolidata sagra paesana “A tutta festa”, ospitata presso il circolo parrocchiale e negli stand gastronomici al coperto allestiti per l’evento. I volontari possono contare sull’attrezzata cucina per preparare i tradizionali piatti romagnoli, da gustare in uno splendido panorama di colline verdi e maestose di Val Lamone. Musica e fuochi artificiali per l’ultima serata.                                                                       

Da mercoledì 18 a sabato 21 luglio – “Birravezzanen – festa della Birra” 

Birra di Monaco , cucina romagnola e tedesca, ballo sui tavoli con musica rock rigorosamente dal vivo. La voglia di fare festa e la capacità organizzativa ha reso negli anni Birravezzanen sempre più bella e divertente! La festa si svolge sempre nella terza settimana di luglio dal mercoledì al sabato nel parco pubblico del centro sociale di Villa Vezzano.                                                                     

Sabato e domenica 28/29 luglio e 4/5 agosto “Sagra della Collina e del Cinghiale di San Martino in Gattara”                                                             

Due weekend nel verde delle colline tosco romagnole, gustando le specialità del bosco e divertendosi con un ricco cartellone di spettacoli dal vivo. La Sagra della Collina e del Cinghiale, dal 1988 a San Martino in Gattara, è l’appuntamento ideale per sfuggire alla calura estiva cittadina

… e per finire                                                                                                 

L’estate brisighellese, in attesa di un autunno ricco di eventi enogastronomici, si concluderà mercoledì 15 agosto alle ore 21.15 alla Pieve di Santa Maria Assunta in Tiberiaco – Monte Mauro con il concerto che vedrà protagonisti Cristiano Rossi al violino, Chiara Cattani al clavicembalo e l’Ensamble Hausmusik. Musiche di G. F. Handel, S. Prokofiev, N. Paganini, P. De Sarasate, G. Faurè.

SAGRA DEL PESCE DI CHIOGGIA 13-22 LUGLIO 2018, AL VIA LA 81° EDIZIONE

La Sagra del Pesce di Chioggia compie 81 anni. «È una delle sagre più antiche, anche a livello nazionale, molto attesa dalla città e dai turisti – ha commentato in conferenza stampa il sindaco di Chioggia Alessandro Ferro

La manifestazione è promossa dal Comune di Chioggia, con il patrocinio quest’anno anche della Regione del Veneto ed è in collaborazione con la Proloco di “Chioggia Sottomarina”. L’appuntamento è in centro storico a Chioggia da venerdì 13 a domenica 22 luglio (inizio ore 19); la scorsa edizione ha registrato più di 100.000 visitatori. Si tratta di dieci giorni di spettacoli, mostre e soprattutto buona cucina, all’insegna delle delizie del mare e della laguna, preparate con maestria dalle associazioni locali e dalle cooperative dei produttori.

I menu proposti nei sei stand gastronomici dislocati in Corso del Popolo e in Campo San Martino e Campo Duomo, accontentano proprio tutti: dalle grigliate di pesce alle “sarde in saor”, dal baccalà con polenta agli spaghetti allo scoglio, dai “peoci” e le “bibarasse in cassopipa” alle fritture miste e molto altro. Una delle novità è la presenza di due postazioni per l’aperitivo, con degustazione di ostriche e cicchetteria ciosota. Gli stand sono aperti alla sera, dalle 19. La prenotazione non è obbligatoria, ma è consigliabile. Animazione e spettacoli gratuiti tutte le sere dalle 21.30, itineranti e in piazza Vigo.

PREMIATA LA QUALITÀ E L’ITALIANITÀ DELLA VINOTECA ALDI

ALDI celebra la passione tutta italiana per il vino con un pratico e innovativo sito web e una brochure interamente dedicati al mondo enologico

Verona – A testimonianza del proprio impegno nel presentare un’offerta in grado di rispondere al meglio alle esigenze dei clienti italiani, ALDI ha recentemente vinto il premio “New Entry 2018” assegnato dai Brands Award 2018 all’Amarone della Valpolicella San Zenone DOCG, presente tutto l’anno in assortimento. Una vetrina online completamente dedicata ai diversi vini a scaffale e una guida cartacea utile all’esperienza d’acquisto sono i nuovi strumenti che ALDI ha realizzato pensando ai propri clienti. Sia gli esperti più preparati, che desiderano approfondirne la conoscenza, sia coloro che si avvicinano per la prima volta al mondo del vino possono conoscere le proposte di ALDI e il loro ottimo rapporto qualità-prezzo e individuare facilmente la bottiglia che meglio soddisfi le loro esigenze. Nel sito web e nella brochure, l’assortimento è organizzato secondo l’occasione d’uso, per semplificare la scelta dell’etichetta ideale e accompagnare perfettamente il momento in cui si vuole degustare un buon vino: tutti i giorni, un aperitivo, un’occasione importante, un dopocena, una festa o come regalo. La grande attenzione che ALDI presta alla qualità dei propri vini è stata premiata: lo scorso 5 luglio il vino Amarone della Valpolicella San Zenone DOCG da 750 ml ha ricevuto il “Premio New Entry 2018” nella categoria Alcolici e birra, in occasione della nuova edizione dei Brands Award. Attraverso questa iniziativa, che nella prima metà dell’anno individua le migliori performance dei prodotti lanciati sul mercato della Grande Distribuzione Organizzata, sono stati proprio i clienti di ALDI a riconoscere l’interesse che il brand pone nei confronti dei propri prodotti enologici.

La Vinoteca ALDI, caratterizzata da una variegata selezione di vini regionali, è presente in ogni punto vendita ed è consultabile sia online sia attraverso la brochure dedicata. L’assortimento conta circa un centinaio di referenze tra vini rossi, bianchi, rosé, spumanti e frizzanti che incontrano i gusti più diversi e si adattano a ogni occasione d’uso. Nella scelta dei vini, ALDI ha puntato su un assortimento italiano che lascia spazio a tutte le aree di produzione d’Italia e alle principali varietà di uva.