Il Radicchio di Chioggia Igp, il suo territorio e le sue proprietà

Il binomio terra-prodotto assume un importanza sempre maggiore, per questo motivo la Regione Veneto persegue da tempo strategie di valorizzazione dei prodotti tipici basate su percorsi enogastronomici. All’interno di tali percorsi il prodotto tipico viene messo in evidenza al fine di comunicare al consumatore-turista tutti i valori culturali, produttivi ed emozionali del territorio

Il radicchio di Chioggia ottiene l’Indicazione Geografica Protetta Igp nel 2008, nel novembre 2009 viene costituito il Consorzio di tutela per l’Igp.Il Consorzio che non persegue scopo di lucro, ha il fine di tutelare e promuovere la denominazione Igp del Radicchi di Chioggia. Tale attività avverrà con iniziative di informazione del consumatore atte a diffondere il consumo in Italia e all’estero del prodotto permettendo agli imprenditori e a tutti gli operatori della filiera una redditiva soddisfazione.

A tale scopo, nella ricorrenza dei 10 anni, viene presentato agli operatori della comunicazione e, tramite loro, ai consumatori il Radicchio di Chioggia Igp contestualizzato nel suo territorio di produzione. Ciò permetterà di far conoscere il prodotto nei suoi diversi aspetti qualitativi, nutrizionali e nutraceutici.

Le proprietà di un prodotto agroalimentare quali il Radicchio di Chioggia Igp diventano importanti in un corretto regime alimentare, proprietà che si caratterizzano grazie alla particolare conformazione del terreno che noi vogliamo riportare testualmente come inserite nel “QUADERNO SCIENTIFICO– Studi e risultati sulla caratterizzazione del Radicchio di Chioggia IGP”
LA CARATTERIZZAZIONE DEL RADICCHIO DI CHIOGGIA IGP

La qualità di un prodotto agroalimentare quale il Radicchio dí Chioggia IGP può essere intesa come quell’insieme delle caratteristiche estrinseche ed intrinseche in grado di influenzare il valore merceologico e di gradimento dei consumatori. Fra le prime, particolare valore assumono gli aspetti apprezzabili attraverso l’osservazione (es. la forma, il colore, l’uniformità esteriore, ecc.}. In merito ai caratteri intrinseci, assumono una particolare importanza quelli legati alle seguenti componenti della qualità:

• componente igenico-sanitaria

• componente nutrizionale e nutraceutica

• componente organolettica

La prima è un prerequisito, indispensabile, teso ad assicurare che il prodotto “non faccia male”. La qualità nutrizionale e nutraceutica si lega alla natura stessa del prodotto alimentare ed è riconducibile ad attributi cardinali dello stesso. Coincide con la caratterizzazione del Radicchio di Chioggia IGP che Veneto Agricoltura ha affidato al DAFNAE dell’Università degli Studi di Padova nell’ambito del progetto regionale di “caratterizzazione dei principali prodotti ortofrutticoli regionali e dei loro ambienti di produzione”. Si tratta di individuare, mediante approfondite analisi di labora-torio, il contenuto di calorie, vitamine, grassi, carboidrati, proteine ecc. Se la prima componente si concentra quindi sul fatto che il prodotto agroalimentare “non faccia male”, questa componente si occupa di quanto il prodotto, a seconda del diverso contenuto nutrizionale, “possa fare bene” a chi lo consuma.

 

La conoscenza approfondita, dei proprio prodotto e di come questo possa essere apprezzato dal consumatore è fondamentale per iniziare un virtuoso processo di miglioramento qualitativo teso a differenziare e valorizzare maggiormente un prodotto, già ottimo, come il Radicchio di Chioggia IGP

LA QUALITÀ ORGANOLETTICA

La qualità organolettica fa riferimento ad una serie di prerogative del prodotto (come, ad esem-pio, il sapore, il profumo, la freschezza) che influenzano direttamente il livello edonistico di “soddisfazione sensoriale” del consumatore. La qualità organolettica è alla base della distinzione tra cibo-nutrizione e cibo-soddisfazione ed è fortemente collegata a fattori culturali e di ‘conoscenza’. La precisa caratterizzazione del Radicchio di Chioggia IGP non può pertanto mancare di considerare questa importantissima componente. La croccantezza, la turgidità, lo spessore, la superficie liscia, la “texture” e pesantezza della foglia sul palato, la sensazione dì freschezza, il delicato aroma erbaceo, il bilanciato e caratteristico equilibrio tra il gusto amaro e il dolce sono tutte le caratteristiche uniche che richiamano alla mente il Radicchio di Chioggia IGP e che occorre mettere in evidenza per riconoscere e distinguere il Radicchio di Chioggia lgp dalle imitazioni.
IL RADICCHIO VENETO:

I POLIFENOLI E LE LORO ATTIVITA ANTIOSSIDANTI

 

I testi che compongono questo capitolo raccolgono il lavoro di Roberta Tardugno (Università Ca’ Foscari Venezia), Michele Pozzebon (DTOLABS), Pierantonio Del Turco (DTOLABS), Giulio Pojana (Università Ca’ Foscari Venezia).

Per associare il consumo ortofrutticolo a risultati benefici per la salute un passo fondamentale è la valutazione dell’assunzione delle sostanze nutrizionali attraverso gli alimenti. L’importanza dei dati sulla loro composizione risulta quindi fondamentale nel campo nutrizionale, in modo che le informazioni sugli alimenti possano supportare al meglio i messaggi relativi alla salute. Il radicchio, in questo scenario, ha attirato e continua ad attirare l’attenzione di ricercatori e consumatori sia come prodotto tradizionale del territorio Veneto che come alimento ricco di sostanze antiossidanti, con crescente domanda sia di quantità che di qualità di coltivazione.

Con tali premesse risulta quindi importante conoscerne la composizione che caratterizza le diverse parti della pianta. Per quanto riguarda il radicchio, come ortaggio a foglia, esso contiene principi nutritivi che apportano energia, quali, carboidrati, lipidi e proteine, oltre a principi nutritivi che non apportano energia ma altrettanto importanti, quali vitamine, sali minerali e altre sostanze fitochimiche, metaboliti secondari della pianta, che rientrano in gruppi di sostanze biologica-mente attive, tra le quali flavonoidi, antociani, derivati dell’acido caffeico, lattoni sesquiterpenici, cumarine (inclusa la cicorina), triterpenoidi, fitosteroli, inulina, lattina, lattucopicrina e guaianolidi, ecc. (Carazzone et al., 2013; Guarrera and Savo, 2013). Tutte queste sostanze possiedono importanti attività biologiche già ampiamente dimostrate, tra le quali quella antiossidante, antimalarica, antinfiammatoria, antiproliferativa, citotossica, analgesica, sedativa, antiepatotossica ed ipoglicemica (Rossetto et al., 2005; Heimler et al., 2009).

LE PROPRIETÀ ANTIOSSIDANTI

Le sostanze fenoliche, quelle ad attività antiossidante più abbondanti nella nostra dieta, sono assimilate dalla popolazione occidentale grazie a frutta e verdura con un apporto medio giornaliero di circa 1 grammo. La loro attività antiossidante è oggigiorno ben documentata, anche se i meccanismi d’azione responsabili non sono ancora totalmente chiariti. L’attività antiossidante è dovuta principalmente alla particolare struttura chimica, che consente a tali molecole di ridurre la concentrazione nell’organismo dei radicali liberi (“scavenger”), in particolare dell’ossigeno singoletto (attività di quencher), oltre che a fungere da agenti rìducenti e chelanti di metalli pro-ossidanti . Tali sostanze, inoltre, influenzano la qualità, l’accettabilità e la stabilità nel tempo degli alimenti di origine vegetale agendo come aromatizzanti, coloranti e conservanti (Carratù, 2005). Nel radicchio sono stati già identificati diversi costituenti polifenolici, appartenenti a tre classi principali: acidi idrossicinnamici, flavonoidi e, nelle varietà rosse di radicchio, anche le antocianine (Carazzone et al., 2013; Heimler et al., 2009; Tardugno, 2018)
COME IDENTIFICARE I VALORI NEL RADICCHIO

Ad oggi la Cromatografia Liquida rappresenta la migliore tecnica analitica per identificare i composti presenti nei vegetali, soprattutto se accoppiata a rivelazione mediante Spettrometria di Massa, in grado di fornire informazioni strutturali anche dettagliate sulle sostanze d’interesse. Il presente studio è stato indirizzato all’indagine fitochimica dei costituenti antiossidanti del radicchio veneto, con particolare interesse per i flavonoidi e le antocianine, al fine di caratterizzare e confrontare la componente polifenolica attraverso l’ausilio di tecniche analitiche avanzate quali la cromatografia liquida ad Alta Pressione (HPLC) accoppiata a rivelatori a Spettrometria di Massa (MS) per l’analisi qualitativa e a spettroscopia di assorbimento ultravioletta/visibile a serie di diodi (UV-DAD) per l’analisi quantitativa. Lo studio è stato condotto presso il laboratorio DTOLABS, laboratorio partner di Agilent Technologies, sito in Resana (TV), dotato di strumentazione di ultima generazione adeguata alla ricerca in oggetto.

POLIFENOLI A CONFRONTO

Per l’estrazione dei composti d’interesse sono state inoltre sviluppate e confrontate varie tecniche, tra le quali la macerazione statica, quella dinamica e quella assistita da ultrasuoni, al fine di

Radicchio Precoce

ottenere elevati recuperi delle sostanze di interesse (Tardugno, 2018). L’analisi qualitativa sulle varietà di radicchio esaminate ha confermato la presenza dí polifenoli appartenenti alle seguenti classi chimiche: acidi idrossicinnamici, flavoni, flavonoli ed antocianine, tutte sostanze a nota attività antiossidante. Il metodo sviluppato è stato applicato allo studio fitochimico di sette varietà di radicchio autoctone: Castelfranco, Chioggia, Rosa dí Gorizia, Rosa di Verona, Treviso precoce, Treviso tardivo e Verdon da Cortèl. Le concentrazioni totali di polifenoli determinate nei campioni esaminati sono risultate comprese tra 50 e 390 mg/100g di foglie fresche, con un valore medio di ca. 250 mg/100g, dimostrando che il radicchio fresco, nelle sue diverse varietà locali, è in grado di apportare alla dieta umana un considerevole contributo di polifenoli rispetto alle quantità giornaliere stimate per le popolazioni occidentali.

Il metodo analitico sviluppato è stato inoltre sottoposto a validazione secondo le linee guida internazionali ICH (International Conference of Harmonization),

Radicchio tardivo

dimostrandosi un metodo di analisi utilizzabile sia per il controllo qualitativo e quantitativo di diverse varietà di radicchio appartenenti a diverse cultivar, che di prodotti alimentari a base di radicchio (Tardugno, 2018). Il metodo analitico sviluppato è risultato essere quindi uno strumento affidabile per l’analisi quali-quantitativa delle diverse cultivar e per la potenziale selezione delle varietà a maggiore contenuto in polifenoli nel territorio Veneto (Tardugno, 2017). Gli studi, compreso quello prima riportato, di caratterizzazione fitochimica e gli studi di stabilità su piante ad elevato potenziale biologico quali il radicchio Veneto, sono attualmente dí grande interesse scientifico. Molto è stato scoperto e confermato riguardo aí polifenolí, ma risulta necessario approfondire ulteriormente la caratterizzazione quali-quantitativa delle diverse varietà per stabilire le “reali” potenzialità di questa matrice vegetale, molto complessa del previsto, anche per altre sostanze benefiche, al fine di una corretta valorizzazione e tutela dí questa eccellenza alimentare del territorio Veneto e Nazionale.

 

Sapori ed emozioni avvolgono la pausa pranzo

Anche una pausa per interrompere il lavoro e nutrire il nostro corpo puó diventare un tripudio di emozioni che invadono i nostri sensi e permette alle nostre papille gustative di assaporare sapori semplici ben amalgamati e serviti con tutta la bellezza che il piatto narra. Ho pranzato alla Staffa a San Bonifacio e mi sono lasciato affascinare da un piatto di paccheri in crema di formaggi e pistacchio croccante, un piatto semplice ma pieno di sapori. Gustoso e di carattere, dove il gusto dei formaggi, brie e gorgonzola lasciano spazio al sapore di un ottima pasta di grano duro cotta al dente, particolare che ne esalta il gusto contrastando in modo netto il sapore intenso dei formaggi e dona al palato una pulizia nelle sensazioni. Piccole particelle di pistacchio croccante si uniscono a tali sensazioni portando differenza di gusto e di consistenza. Una pausa carica di piacevoli sensazioni, per chi le sa cogliere ed ascoltare alla quale si aggiunge la voglia di ritornare in questo ristorante per assaggiare i paccheri al pomodoro e basilico serviti su un letto di burrata, piatto che stuzzica la mia fantasia. Un particolare mi colpisce guardando il listino prezzi, affianco a questi paccheri al pomodoro e basilico è raffigurata una padella, chiedo quindi spiegazione e, mi spiegano che la pietanza viene servita su una piccola padella, particolare affascinante che voglio provare perchè, l’emozione inizia da ciò che ci viene presentato e come ci viene presentato e, la vista influisce per più del 75% sui nostri giudizi. Spero, con i miei racconti, di appassionare anche voi portando a cogliere sapori ed emozioni che ogni piatto sà dare.

GIACOMO MAGAROTTO di Monselice vince il primo premio per la migliore sopressa Euganea

 

L’Accademia Euganea della Sopressa ha decretato  il vincitore 2018 al Belvedere di Galzignano Terme

ANGELO BOETTO (il nonno), LUCIA BOETTO (la mamma) e GIACOMO MAGAROTTO (il vincitore)! Tre generazioni vicine!!!

Il giovane Giacomo Magarotto ha vinto il primo premio per la migliore sopressa Euganea.  L’importante evento realizzato dall’Accademia Euganea della Sopressa  si è svolto al Belvedere di Galzignano Terme.  Giunto alla sua quindicesima edizione ha premiato quest’anno un produttore di Monselice: Giacomo Magarotto, appassionato “norcino” che ha appreso l’arte per la realizzazione del salume dal nonno Angelo Boetto, coadiuvato pure dalla mamma Lucia Boetto che gestisce l’agriturismo San Bartolomeo nella frazione di San Bortolo di Monselice.  Tre generazioni che si sono tramandate l’arte della salumeria e che hanno permesso a Giacomo di raggiungere il posto più alto del podio per aver prodotto la migliore sopressa dei Colli Euganei e della Bassa Padovana, distaccando di diversi punti altri “competitors” locali.

“Una grandissima soddisfazione” hanno commentato all’unisono Giacomo, Lucia e Angelo. Una soddisfazione multipla per aver vinto contemporaneamente il premio per la migliore sopressa e anche quello per “I sapori della memoria”.

La giuria presieduta da Bruno Ceretta ha selezionato con il capo panel Giorgio Salvan  sei tra i venti produttori di sopresse. Il patron dell’Accademia Euganea della Sopressa Luciano Ottolitri, da 15 anni presidente del sodalizio, commenta soddisfatto: “Notiamo con soddisfazione che le giovani generazioni cercano di imparare con passione l’arte  noi,   come Accademia, perseguiamo e valorizziamo i sapori di una volta, quelli genuini legati al territorio. Cerchiamo di valorizzare sempre più i sapori e i lavori della norcineria”

Il premio è andato quest’anno, a pieno titolo, a Giacomo Magarotto per la qualità dell’insaccato: nessun conservante, nessun colorante (anche se gli E 150 ed E152, nitrati e nitriti, sono consentiti per legge). Una sopressa preparata con i tagli migliori della carne suina, la pezzatura e il gusto armonioso. “Tutto è nato quasi per gioco “ dichiara sorridente Giacomo Magarotto “abbiamo partecipato senza avere l’ambizione di vincere. Invece ci hanno qualificati al primo posto la giuria tecnica e quella popolare, con un doppio premio.

Dal prossimo anno –  sottolinea Luciano Ottolitri – l’Accademia si doterà di un disciplinare che rispecchierà le nuove normative e saranno coinvolte le aziende produttrici di insaccati. Ormai le famiglie non possono più preparare salami e sopresse in casa senza precise norme igienico-sanitarie. Un motivo in più per cui l’Accademia “vigilerà “ e valuterà le migliori sopresse del territorio, come quello euganeo, in grado di offrire grandi prodotti di qualità.

Maurizio Drago

I valori sensoriali che ti permettono di apprezzare un panettone artigianale.

Natale è il magico momento delle dolci coccole del panettone ma, i panettoni non sono tutti uguali, l’industria dolciaria Borsari ci spiega, durante un press day dedicato a giornalisti e blogger, come riconoscerne e apprezzarne i valori sensoriali al fine di aumentarne l’emozione visiva, olfattiva e la percezione gustativa all’assaggio. Impariamo a riconoscerne gusti e sapori e a comprendere le caratteristiche che ci indicano le eccellenze artigianali.

Sono le piccole attenzioni, i piccoli particolari, l’uso di determinate accortezze che fanno diventare un prodotto artigianale un eccellenza al palato, conoscere gli stimoli sensoriali utilizzati dai produttori diventa utile ed importante per provare le giuste emozioni del gusto.

Già dal packaging inizia la prima emozione, se sono state usate foto e colori giusti i nostri sensi si attivano nella direzione indicata, di certo il packaging fornisce una serie di informazioni al nostro cervello, come spiega il professor Vincenzo Russo – docente di psicologia dei consumi e neuro-marketing, che gli servono come indicazione sfruttando la parte emotiva dello stesso. In questo modo un cartone più spesso indica artigianalità, il colore rosso indica calore, forza etc.

All’apertura della confezione interviene l’aroma, il profumo che sprigiona il panettone all’apertura dell’involucro trasmette i primi dati che indicano la bontà del prodotto, l’aroma assume importanza per assaporare il panettone che andremmo a tagliare.

Il taglio, permette inoltre di attivare ulteriori sensazioni, la prima avviene dalla consistenza e dalla morbidezza del panettone, che al taglio non deve risultare stopposo e deve permettere un taglio morbido e uniforme.

Il giallo e fragrante impasto si rivela custode di brillanti, grandi e morbidi frammenti interi di frutta, agrumi canditi che mutano qua e la in uva passita.
Aromi di burro, uova, vaniglia e agrumi pervadono quindi l’ambiente e i sensi. La consistenza della pasta e l’evidente corposità, sono un segno evidente di un ottima lievitazione e cottura.

Un panettone per tutti (grandi e piccini). Il gusto si lascia sopraffare da tutte queste emozioni e viene condotto a provare sensazioni che al palato appaiono sublimi. Assaporare questo panettone permette al palato più allenato di scorgere i gusti dell’impasto amalgamato al gusto delizioso della frutta, il burro dona la giusta cremosità e la morbidezza dell’impasto gioca un ruolo importante per indicarne la freschezza.

Una valida alternativa al lardo di colonnata, il lardo filetto soppressato

Lardo di colonnata o lardo filetto soppressato, sicuramente il secondo fa la differenza e pur unendo il classico sapore del lardo al gusto del filetto e del salame ne mantiene le caratteristiche gustative.

Ora un confronto con il lardo di colonnata non ha senso visto che le origini sono diverse ma sicuramente per alcuni impieghi questa soluzione può diventare una valida alternativa.

Il Lardo di Colonnata è un salume ad indicazione geografica protetta (IGP), tipico dell’omonimo paesino sulle Alpi Apuane, nel comune di Carrara. Viene prodotto con lardo di suino, stagionato in conche di marmo di Carrara.

Il lardo di Colonnata ha un aspetto umido, è di colore bianco leggermente rosato e presenta una consistenza omogenea e morbida. Ha un sapore delicato e fresco, quasi dolce, finemente sapido se proveniente dalla zona delle natiche, arricchito dalle erbe aromatiche e dalle spezie usate nella lavorazione e dal profumo fragrante.

Il lardo filetto sopressato che ho degustato ieri è invece una produzione locale ed artigianale, arriva dalla società agricola di Signorato Giancarlo di Lonigo e rappresenta un insieme di soppressa d.e.c.o. una fetta di lardo ed un cuore di filetto.

L’aspetto è certamente invitante, il budello che contiene l’insaccato avvolge in primis un centimetro circa di soppressa, poi abbiamo del lardo e per finire un filettino di maiale. Ha un sapore delicato e subito si nota la scioglievolezza del lardo, un gusto quasi dolce che poi viene sopraffatto dal sapido e salato tipico dell’insaccato e del lardo. Sicuramente il gusto prevalente è quello del lardo ma la consistenza che prevale è quella del filetto, secondo me ottimo da gustare al naturale, tagliato fino ed appoggiato su dei crostini caldi, magari di pane toscano (non salato), che permettono al salume tagliato fine di sciogliersi sul pane oppure in una pizza gourmet messo a fine cottura. Da assaggiare anche su dei crostini caldi accompagnato da delle code di gambero grigliate, un ottimo contrasto di sapori.

Pizza gourmet, la pizza con il baccalà mantecato

Se vi piace la pizza avrete notato che ultimamente una delle novità più gettonate nei menù di tantissimi ristoranti che servono anche le pizze è una pizza particolare creata con ingredienti di altissima qualità e possibilmente di stagione. Stiamo parlando della pizza gourmet. Si può individuare principalmente da due cose: ha ingredienti insoliti, non quelli delle classiche pizze della tradizione, e ha prezzi decisamente lievitati, più dell’impasto con cui sono fatti.

Una pizza gourmet per essere tale, deve però avere una serie di caratteristiche:

  • Gli ingredienti devono essere tutti italiani.
  • Non è la pizza napoletana.
  • Ha un impasto morbido e idratato. Deve essere fatto con lievito madre e lasciata lievitare più a lungo.
  • Deve permetterci di assaporare il gusto dell’impasto e della farcitura insieme.
  • Deve essere più leggera, più digeribile.

Ho mangiato un ottima pizza gourmet al ristorante mezzaluna a Vicenza, ho voluto assaporare una pizza con il baccalà mantecato e devo ammettere che era favolosa. Un giusto compromesso di sapori accentuato al centro dal pomodorino essiccato. Unico dettaglio, non mi è stata servita a spicchi,

Morbida e gustosa la tua pizza con il bordo ripieno

Il bordo della pizza può diventare a volte difficile da mangiare, la mancanza di condimento lo rende meno saporito e molti lo lasciano sul piatto.

Da oggi alla pizzeria dei fratelli Benjamin non è più così. La passione è la voglia di provare novità li ha portati a sperimentare questa sera, in mia presenza, il bordo farcito, una farcitura  però che non diventi pesante, cosi il ripieno diventa della semplice mozzarella o al massimo mozzarella e salsa di pomodoro, ho deciso quindi di provare la mia pizza preferita con il bordo farcito di mozzarella.

Bianca o Rossa, a seconda del tuo gusto vale la pena di assaggiarla.
La morbidezza del bordo diventa esaltante e riesci a gustarlo tutta.
Nelle mie prove il pomodorino siciliano donava dolcezza e l’oliva taggiasca riportava in bocca l’amaro e la giusta sapidità.
Ottimo e leggero l’impasto.

 

 

di Michele Pigozzo

 

 

Biscottini salati alle erbe di campagna

Sfiziosi, profumati con rosmarino, maggiorana, erba cipollina, perfetti per un aperitivo originale: li fa Bettina, una giovane e intraprendente pasticciera di Treviso .

Una passione coltivata fin dall’infanzia, quella di Bettina De Vettor: alla domanda “Cosa vuoi fare da grande?” rispondeva, sicura, “i biscotti!”. E così è stato: attraverso corsi professionali di altissimo livello, viaggi all’estero, accurate ricerche per scovare gli ingredienti migliori, ma anche facendo tesoro degli insegnamenti della nonna e della mamma, Bettina è arrivata, circa un anno fa, a realizzare il suo sogno aprendo un piccolo laboratorio a Dosson di Casier, pochi chilometri fuori di Treviso, ora a Preganziol, sempre vicino a Treviso.

Le sue creazioni sono davvero speciali, un perfetto matrimonio tra artigianalità e modernità: Bettina fa i biscotti come si facevano una volta e come “dovrebbero” essere fatti oggi. Gli ingredienti sono scelti con cura e della migliore qualità, le materie prime sono di stagione e prodotte in Italia, sempre biologiche  quando è possibile reperirle. Le sue ricette non contengono conservanti, coloranti o aromi; grassi e zuccheri sono presenti in quantità ridotta, e pensando ai tanti terrorizzati dal colesterolo e alle persone allergiche, spesso Bettina rinuncia anche alle uova, che utilizza solo per pochissimi biscotti.

I biscotti alle erbe di campagna – rosmarino, maggiorana ed erba cipollina – appartengono alla linea salata, sono appetitosi, friabili, profumati e assolutamente non banali, perfetti da gustare con l’aperitivo, oppure per vivacizzare una cena un pò fuori del comune. Evitiamo, però, di averne sottomano più di tanti all’ora dello spuntino… sono così buoni che rischiamo di farli fuori senza accorgercene! Bettina si occupa personalmente della scelta degli ingredienti, come la Nocciola del Piemonte Igp che compra da un produttore biologico e che rende i Bacetti di riso e gli altri biscotti dolci di Bettina un esplosione di gusto; oppure i capperi di Pantelleria, che Bettina unisce ai pinoli e al Parmigiano Reggiano per i suoi sorprendenti zaletti innovativi: un concentrato di mediterraneità. Nella linea salata, anche i cantucci con arachidi e i biscottini salati al curry e papavero; in quella dolce, tra gli altri, biscottini all’arancia, trinchetto tiramisù, biscottini al caramello e cannella e gli inediti biscotti alla camomilla, per una coccola golosa prima di coricarsi…

SCHEDA TECNICA
Nome: Biscottini alle erbette di campagna
Ingredienti: Farina di frumento, burro, latte, erbe aromatiche: rosmarino, maggiorana, erba cipollina
Confezioni: Scatola in cartone da 170g e Barattolo in latta da 200g
Distribuzione: Gastronomie specializzate, vendita diretta 
nel negozio, online con spedizione a domicilio

Bordo ripieno, bufala, pomodoro e basilico, la nuova sfida per i fratelli Benjamin

Ho lanciato una nuova sfida ai fratelli Benjamin per avvalorare la loro pizza con il bordo ripieno e devo ammettere che l’hanno superato a pieni voti,

Gli ingredienti classici della margherita dop, pomodoro verace, mozzarella di bufala campana e basilico che vengono abbinati alla loro pizza con il bordo ripieno anziché al classico impasto napoletano.

Già dal primo boccone ho notato qualcosa di fantastico, la base della pizza risultava croccante al morso mentre la crosta risultava morbida e gustosa. L’aggiunta  della mozzarella di bufala e del basilico dopo cottura, una scelta stupenda, questo permetteva innanzi tutto di non bagnare la basa, con l’acqua di cottura della mozzarella, risaltando la croccantezza della pasta e di mantenere distinti i gusti al palato facendo in modo di poter distinguere al palato tutto il gusto dei singoli ingredienti.

Test pienamente superato, la prossima sfida sarà con il basilico fritto.

di Michele Pigozzo

A Montepulciano (Siena) il 17 agosto inizia l’evento nazionale “Cantine in Piazza” e “A tavola con il Nobile”

A Montepulciano, il tipico borgo in provincia di Siena che assomiglia a una piccola Firenze (molti set cinematografici registrano a Montepulciano “spacciandolo” per la capitale toscana),  venerdì 17 agosto c’è il grande appuntamento dell’estate poliziana, “Cantine in Piazza”.

A partire dalle 20, decine di aziende del Vino Nobile di Montepulciano trovano spazio nell’affascinante e suggestivo banco d’assaggio in Piazza Grande per presentare agli appassionati e ai tanti turisti presenti in questo periodo nella città toscana il meglio delle loro produzioni.

«Questa iniziativa è diventata un momento atteso da tutto il territorio e non solo – spiega il presidente del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, Piero Di Betto – poter degustare i vini di Montepulciano in una delle piazze simbolo non solo della nostra città, ma direi della Toscana e dell’Italia nel mondo, è una cosa unica e allo stesso tempo simbolica dal momento che rispecchia la storia e la filosofia del Vino Nobile di Montepulciano come un vino che si porta dentro l’essenza del suo territorio d’origine».

Il programma di Cantine in Piazza.

A partire dalle ore 20 di venerdì 17 agosto in Piazza Grande, cuore di Montepulciano, i produttori di Vino Nobile fanno  degustare ai visitatori, agli appassionati e ai turisti le migliori produzioni vitivinicole del territorio. Durante la serata, promossa dal Consorzio del Vino Nobile come detto in stretta collaborazione con il Magistrato delle Contrade e patrocinata dal Comune di Montepulciano e dalla Fondazione Cantiere Internazionale d’Arte, è possibile degustare il Vino Nobile di Montepulciano DOCG e le altre denominazioni del territorio, il tutto in abbinamento a prodotti tipici locali. A guidare la degustazione e a illustrare le caratteristiche delle diverse etichette e delle altre specialità locali, saranno gli stessi produttori.

A tavola con il Nobile.

Cantine in Piazza è solo l’inizio della grande festa del Vino Nobile di Montepulciano in programma nel penultimo fine settimana di agosto.

Da sabato 18 agosto infatti prende il via la sedicesima edizione di A Tavola con il Nobile. Si tratta di una  sfida ai fornelli ideata dal Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano con il giornalista del Tg2, Bruno Gambacorta. Una giuria composta da 20 giornalisti provenienti da tutto il mondo valuta  tra sabato 18  e domenica 19 agosto  il piatto scelto quest’anno per le otto contrade del Bravìo: i “Pici”.

Ricordiamo che i “pici”, questi grossi spaghetti tipici della Toscana,  sono candidati a Patrimonio UNESCO.

Già da sabato 18 agosto, in occasione della prima sessione di degustazioni, alcune contrade aprono  le porte anche al pubblico per far degustare le ricette della tradizione. I menu in concorso possono essere assaggiati anche durante l’arco di tutta la prossima settimana. Domenica 19 agosto la giuria conclude il giro di assaggi e alle ore 16.00, presso il Teatro Poliziano, viene svelato il vincitore in occasione anche della presentazione del panno del Bravìo e del nuovo cortometraggio sul Vino Nobile di Montepulciano.

 

di Maurizio Drago